Contatti | Crediti | RSS | SiteMap | Cerca |
  Home > I Quaderni > Invito al viaggio > Musei del gusto > Archivio

In evidenza


Entra nella
nostra community





Officina Rancilio 1926

Per il centenario di Confindustria, festeggiato ufficialmente il 6 maggio scorso, la società Rancilio ha aperto al pubblico lo spazio espositivo Officina Rancilio 1926, un luogo reale e simbolico - che è lo stesso in cui Roberto Rancilio intraprese la sua attività di fabbricazione di macchine per caffè nel 1926 - dove rappresentare il racconto della propria impresa.

Officina Rancilio 1926 è la punta visibile di un progetto più vasto, che include la raccolta di documentazione d'archivio, cartacea e fotografica e la realizzazione di una biblioteca di settore. Una inaugurazione allargata dello spazio è prevista dopo l'estate 2010. Abbiamo chiesto a Luca Rancilio, amministratore delegato di Rancilio Macchine per caffè S.p.A., cosa spinge una azienda italiana a realizzare un museo d'impresa in tempi di crisi, che ritorni di cassa o di immagine si aspetta da una iniziativa del genere e infine come ha preso forma il progetto e con quali interlocutori è stato realizzato. Partendo dalle vicende dell'impresa e della famiglia, la storia delle macchine per caffè Rancilio si allaccia all'evoluzione del costume e della società italiana, che nell'abitudine al consumo del caffè fresco compie un rito antico sempre rinnovato. Si scopre così - per chi non lo sapeva - che la fabbricazione di macchine per caffè è lo zoccolo duro del made in Italy, una roccaforte di tradizione e competenze che resiste alle intemperie, da oltre un secolo, e che non conosce concorrenza.

Intervista a Luca Rancilio, amministratore delegato di Rancilio Macchine per caffè S.p.A.

Può ripercorrere brevemente la storia dell'azienda e della famiglia Rancilio legata operativamente all'impresa?
Mio nonno Roberto Rancilio fa parte di quella prima generazione di pionieri - prima di lui l'ingegnere Bezzera fu l'artefice dell'invenzione della macchina per caffè e altre imprese investirono nel settore - della preparazione del caffè fresco che operarono in Italia nei primi decenni del Novecento. L'attività di mio nonno mantenne una dimensione artigianale fino al secondo dopoguerra e fu compito dei suoi figli Romano, Antonio e Francesco trasformare l'impresa in senso industriale ed internazionale. La terza generazione, rappresentata da Luca e Silvia e dai cugini Giorgio e Roberto, è oggi alla guida dell'impresa.

Fare macchine per caffè nel distretto della calzatura, perché? Può tracciare per grandi linee la storia del business in cui è operativa la Sua azienda, in riferimento all'evoluzione del costume e dei consumi?
Alla prima domanda sto cercando di dare una risposta indagando sulla storia della mia famiglia e sulle motivazioni del nonno! Certamente nonno Roberto aveva ricevuto lo stimolo ad intraprendere il suo cammino di fabbricante di macchine per caffè da elementi locali, non aveva mai viaggiato né aveva recepito suggestioni da altri contesti produttivi. Bisogna ricordare che la macchina per caffè è una invenzione italiana e che ancora oggi la provenienza di quasi tutte le macchine per caffè esistenti nel mondo è italiana. L'idea di fondo era quella di consentire il consumo di caffè fresco, espresso, presso caffè, hotel e ristoranti. La macchina per caffè era il centro estetico e identitario del locale di consumo, era in altre parole il fulcro attorno a cui roteava l'aggregazione sociale. Nel tempo, assecondando l'evoluzione della tecnologia, la macchina per caffè si è sempre più adeguata alle funzionalità richieste dai luoghi di consumo e da oggetto artistico e romantico è diventata sempre più un tool, uno strumento, un servizio che, pur non trascurando il design e il senso estetico, l'ha portata lontano dai canoni originari.

Chi ha intrapreso la salvaguardia del patrimonio aziendale e chi ha voluto il museo?
Alla fine degli anni Novanta io e i miei cugini sentimmo l'esigenza di ritrovare le nostre radici e intraprendemmo la ricerca di documenti, immagini e prodotti presso i locali aziendali e presso gli ex dipendenti, i partner industriali e commerciali, gli amici di famiglia. Il risultato della raccolta è un archivio storico tutto catalogato e una collezione di 56 macchine per caffè Rancilio, di cui 20 sono oggi esposte nel museo.

Chi se ne occupa? Come avete proceduto per realizzare il progetto scientifico dell'archivio storico e il progetto espositivo del museo?
Nel nostro caso l'incontro con Isabella Amaduzzi, esperta di storia del design, disciplina
che insegna al Politecnico di Milano, ha fatto sì che un'idea accarezzata da tempo prendesse forma in un progetto. E' l'incontro che ha creato il progetto, come spesso accade nelle imprese. Gli step del progetto furono la raccolta dei documenti, la pubblicazione di un volume sulla storia della Rancilio (I. Amaduzzi, Rancilio e le sue macchine, Milano, Lucini, 2003 n.d.r.), la costituzione di un archivio storico e, infine, il museo.

Quali scopi avete in mente di raggiungere con questo investimento?
Con l'intera operazione archivio storico e museo abbiamo voluto innanzitutto raccontare una storia che richiamasse l'interesse dei nostri stake holders, a cui comunicare la tradizione aziendale Rancilio. Secondo obiettivo, non in ordine di importanza, è quello di entrare nel circuito delle imprese storiche del Made in Italy, con cui realizzare auspicabilmente progetti congiunti e fare network. Così si spiega anche la nostra recente adesione a Museimpresa, l'Associazione degli archivi e musei d'impresa italiani.

di Daniela Brignone

Il consumo dei prodotti agroalimentari tra memoria e responsabilità

Alcune riflessioni sul fenomeno in crescente evidenza dell'uso di grafica e stilemi del passato nel packaging dei prodotti di largo consumo, alimentari e non solo - come uno dei tasselli di più ampie campagne di comunicazione, incentrate sul motivo della memoria, della nostalgia e del “buono” di altri tempi.



Cibo à la carte

Tradizioni, memorie, prodotti del territorio, ma anche innovazione, creatività, turismo e circolazione dei saperi sono alcune delle parole chiave dell'editoria gastronomica.


Un seme per il biologico