Quando facciamo la spesa, come scegliamo un prodotto alimentare? Semplicemente per il suo contenuto o anche - e forse soprattutto - per il suo imballaggio che ci informa sull'alimento, sull’azienda che l’ha prodotto, che ci fa immaginare il sapore o ravviva nella memoria piaceri della gola provati anche molto tempo prima? I sensi più sollecitati dall’imballaggio sono sicuramente la vista e il tatto, capaci per sinestesia di accendere sapori e profumi che invitano all’acquisto. Autore di questa complessa comunicazione è il packaging designer, a cui è affidato il compito di tenere le fila delle diverse funzioni dell’oggetto contenitore.
Attorno a questo artefatto comunicativo si concentrano diverse questioni tra cui: il posto occupato dal consumatore e dai suoi bisogni, la capacità di gestire i desideri dell’acquirente, le necessità conservative, le strategie comunicative dei marchi, il rispetto per l’ambiente, l’accessibilità per tutti alle informazioni sul prodotto, i valori veicolati, da quelli legati alla tradizione a quelli relativi al concetto di lusso, a quelli recenti vicini alla sensibilità ecologica.
Un ruolo di primo piano in questo settore è sicuramente coperto dalla ricerca scientifica, dall’università che per fortuna, a volte, riesce a instaurare collaborazioni virtuose con le aziende più attente all’innovazione.
Per avere risposte autorevoli in materia, ci siamo rivolti a Valeria Bucchetti, visual designer e docente di Disegno Industriale per la Comunicazione Visiva (corso di laurea in Design della Comunicazione, Facoltà del Design) presso il Politecnico di Milano, da anni interessata alle tematiche relative al sistema comunicativo dei prodotti, alla loro identità visiva e alle loro componenti comunicative. Su questi argomenti ha scritto alcuni interessanti volumi, tra cui La messa in scena del prodotto (Milano, Franco Angeli 1999), Packaging design. Storia, linguaggi, progetto (Milano, Franco Angeli 2005) e (insieme ad Erik Ciravegna ) Durabilità e scadenza nella comunicazione di prodotto (Edizioni Dativo, 2007) e Le parole del packaging (Edizioni Dativo, 2009).
Valeria Bucchetti traccia le linee fondamentali della storia del packaging, dalla metà dell’Ottocento, periodo in cui comincia a delinearsi l’industria dell’imballaggio, ai giorni nostri. In particolare la sua riflessione affronta le funzioni dell’imballaggio, conservative e/o comunicative, la capacità del packaging di indirizzare o aderire a bisogni e consumi, le motivazioni che inducono a scegliere un materiale piuttosto che un altro e soprattutto l’impegno della ricerca nell’individuare nuovi materiali e contenitori ecocompatibili che siano capaci di generare nuovi e più rispettosi stili di vita e consumo. Impegno molto difficile e ambizioso, ma di sicuro auspicabile.
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Di seguito una selezione di progetti sviluppati dagli studenti di Disegno Industriale per la Comunicazione Visiva presso il Politecnico di Milano. Un’interessante spaccato sulle idee che circolano tra le giovani menti attorno a biologico, fruibilità delle informazioni, lotta allo spreco, rispetto della stagionalità dei prodotti, ecosostenibilità dei materiali e benessere.
Adele Blundo